L’evoluzione del cinismo: da Filosofia pratica ad attributo della modernità

Cinismo etimologia della parola

Il cinismo è oggi un approccio alla vita. Sentirsi dire di essere cinici non è di certo un complimento, ma non sempre è stato così. L’etimologia del termine “cinico” viene dal latino “cynicus” che a sua volta deriva dal greco “kuvicoc” ossia “cane”.

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Vorrei dunque iniziare dal principio: Grecia, V sec. A.C. In una botte di Atene viveva Diogene di Sinope, padre del cinismo. Viveva in estrema povertà mangiando scarti e rifiuti e cosa probabilmente più nota delle sue abitudini, si aggirava con una lanterna dicendo di cercare l’uomo. Nonostante il suo stile di vita, era una delle persone più lucide del periodo. Infatti, secondo la sua dottrina, la natura aveva già fornito l’uomo di ciò di cui aveva bisogno ma questi aveva rifiutato l’offerta per darsi a futilità meno importanti.

Diogene di Siope fondatore del cinismo

Il cinismo di Diogene mirava proprio all’abbandono dei beni materiali, delle superficialità e delle mondanità per partire alla ricerca del ero essere umano. Al riguardo si ricorda un aneddoto secondo quale Alessandro Magno, trovando Diogene a mangiare verdure per terra, gli disse:

“Se lavorassi con i nobili a corte non avresti bisogno di mangiare scarti di verdure per terra”.

A quest’affermazione Diogene il cane rispose:

“Se tu mangiassi scarti di verdure per strada, non avresti bisogno di lavorare con i nobili a corte.”

L’aneddoto conferma l’atteggiamento repulsivo verso la ricchezza, la fama e tutto ciò che esse comportano. Il “cinismo”, almeno nelle sue origini, pare dunque porsi come critica all’esistente ed in questo merita persino ammirazione. Si tratta infatti di un atteggiamento molto lontano dal significato che diamo oggi alla parola nel linguaggio ordinario.

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L’approccio originario del cinismo colloca quest’ultimo all’interno delle filosofie umanista, avviate in Grecia dallo stesso Socrate, con il quale condivide la critica all’opinione comune. Il cinismo come del resto tutte le filosofie elleniche viene definitivamente soppiantato da cristianesimo, cui per altro si deve in buona parte la visione odierna dello stesso.

Da filosofia pratica ad atteggiamento di vita

Il cinismo diventa allora lentamente più un atteggiamento verso eventi e persone che una filosofia di vita a tutto tondo. Cinico è l’uomo freddo, distaccato e persino calcolatore. Per qualche verso è l’uomo opportunista e comunque capace di non farsi governare dalle emozioni, farsi indebolire dalle relazioni. L’uomo cinico comincia ad assomigliare sempre più alla figura del “principe” delineata secoli dopo da Machiavelli. Il suo imperativo è “il fine giustifica i mezzi”.

Il cinismo diventa dunque l’attributo dei governati, capaci di muovere guerre per guadagnare lembi di terra o costringere le proprie figlie a unirsi in matrimonio con uomini più vecchi e più ricchi, per guadagnare maggiori zone di influenza. Cinico è l’anti-eroe tratteggiato in molti romanzi moderni, oggi tanto di moda. Dal “Trono di spade” a “Gomorra”è il protagonista capace di prendere decisioni anche crudeli con estrema razionalità, lento all’ira, razionale nella vendetta e sciolto da ogni vincolo morale.

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  L’antieroe del cinema: il male che attrae

In questa veste “cinematografica” il cinismo continua a conservare una sua attrattiva. Per quanto certi personaggi compiano gesti rivoltanti e assolutamente condannabili, la loro capacità di sovrastare risulta vincente. Un po’ li si odia, l’altro po’ li si ammira, ma si resta comunque ammaliati dalla loro capacità di sciogliere le esitazioni e agire. Questo tuttavia non è il vero volto del cinismo. Nella vita quotidiana non troviamo di fronte a noi uomini comunque di spessore, per quanto capaci di gesti riprovevoli.

Cinismo e capitalismo contemporaneo

Il cinismo è nell’ordinarietà dei rapporti contemporanei, l’assoluto distacco emotivo dall’altro, l’individualismo estremo. E’ l’incapacità di pensare l’uomo come membro di una comunità. In questo senso il cinismo potrebbe essere definito come il lato emotivo del capitalismo. Se pensiamo per esempio all’atteggiamento che abbiamo avuto nei confronti della Grecia durante la recente crisi economica, ci rendiamo conto di come l’oppressione, la povertà venga giustificata con freddezza in nome del solo interesse economico: “Rimetti a noi i nostri debiti”.

Il capitalismo, in questo senso, è il maggior responsabile del cinismo contemporaneo.  Elogia i mercati e sprona le aziende all’aumento della produttività, che si traduce in una persuasione giornaliera e compulsiva all’aumento dei consumi. Le persone vengono isolate tra loro, spinte a non condividere, a diffidare e persino schifare il prossimo.:“Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili” recita il testo famosissimo della canzone di Francesco Gabbani.

Cinismo come alienazione dell’uomo contemporaneo

Gli individui smettono di essere persone,  diventano parte di un processo, numeri sostituibili in qualsiasi momento. A fronte di una crescente disoccupazione, tenuta alta strumentalmente, chi resta a lavoro è costretto ad abituarsi ad orari di lavoro maggiori e salari minori. Nella visione realista del cinico moderno il debito è l’unica vera colpa e il denaro fa muovere tutto. Il potere è associato al “credito” e dunque ad una tendenza ad accumulare ricchezza, averne più d’altri per avere più d’altri, a qualsiasi costo.

Questo atteggiamento viene poi tradotto e legittimato in tutte le sfere d’azione. Oggi si parla di debiti e crediti formati e questo non è affatto casuale. Cinico è allora lo studente che, per avere un buon voto, copia da un suo compagno non curante delle moralità dei suoi gesti. Il senso dello stare a scuola è infatti diventato acquisire un credito e recuperare un debito, non formarsi in quanto cittadini, dunque, ma consumare conoscenze.

Conclusioni

Cinico diventa anche l’atteggiamento del lavoratore che accetta non soltanto le sue condizioni di lavoro per “portare il pane a casa”, ma anche quelle del suo compagno di lavoro.

Non è un mistero infatti che ormai nella stessa azienda coesistano lavoratori a tempo indeterminato serviti dei diritti di tutto punto, con precari, progettisti e persino tirocinanti che lavorano gratuitamente. I lavoratori stabili, gli unici che potrebbero sostenere i diritti dei loro colleghi precari, infondo sono salvi, perché preoccuparsi dei problemi egli altri? Non è infondo anche questo cinismo?

In questo senso estremo ed è questa la provocazione con la quale voglio concludere, il cinico è un vigliacco, egli si barrica in se stesso. È l’uomo solo che rifiuta il dialogo, le emozioni, per paura di affrontarle piuttosto che per una convenienza oggettiva. Preferisce bendarsi gli occhi e dire che tutto è cupo e buio, perché in realtà non sopporta il bagliore accecante della luce, e la varietà dei colori del giorno lo confondono.

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